31 gennaio 2012

Michel Maffesoli. Icone d’oggi. Le nostre idol@trie postmoderne




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E’ convinzione di molti che la postmodernità sia incapace di produrre una significazione collettiva, dato che i flussi che la sostanziano non possono, quasi per statuto fisico, rapprendersi in un’immagine trasversale che sia esaustiva e non arbitraria. Ed effettivamente la velocità con cui la società dell’immagine fagocita le sue estensioni impedisce l’immedesimazione, l’universalità delle esperienze, lasciando vuoto il podio di solito destinato all’idolo. Secondo Michel Maffesoli, però, l’errore sta nel cercarle lassù o, meglio, in quel riflesso condizionato che impone di alzare la testa in cerca di simboli celesti, sovrastanti, dominanti. Per riconoscere nitide le Icone d’oggi,che danno il titolo al volume edito da Sellerio, occorre invece guardare in basso, nel chiaroscuro del banale in cui gli uomini in carne ed ossa convivono quotidianamente con la tragica consapevolezza dei propri limiti. E sanno riderne o cinicamente prenderne le distanze.

Dall’osservatorio privilegiato del cuore di Parigi, da quarant’anni Maffesoli, è impegnato in una scrupolosa indagine dei bagliori che affiorano sulla superficie del mondo, effervescenze rivelatrici del definitivo esaurimento delle categorie verticali e razionali della modernità classica in favore della gioiosa irruzione di un nuovo paradigma orizzontale e sensualista, una filosofia del vissuto da contrapporre all’opprimente filosofia della Storia, colpevole di costringere l’individuo nelle maglie di un dover essere perenne. La postmodernità è dunque l’età della reliance, del reincantamento del mondo, dove un soggetto non più spaventato dal suo lato oscuro gode di se stesso e degli altri, affrontando la realtà attraverso la mediazione della tribù d’appartenenza. “Si tratta – spiega il sociologo, titolare della cattedra che fu di Durkheim alla Sorbona – di prendere sul serio le fantasie comuni, le esperienze oniriche, le manifestazioni ludiche attraverso le quali le nostre società ripropongono ciò che le tiene unite al substrato archetipico di ogni natura umana”.

Questo mondo variegato e multiforme sa rispecchiarsi in icone altrettanto cangianti che, a loro volta, illuminano l’interazione sociale mostrando l’irreversibilità del passaggio da convinzione razionale a seduzione emozionale come metodo di trasmissione della conoscenza. Con stile enciclopedico, Maffesoli elenca la mitologia del momento: il Brasile, Dioniso, Google, il Big Brother, MySpace, l’Oriente, il Piccolo Principe, il “coach”, Harry Potter e tanti altri. Frammenti di immagini che sanno essere universaliste in quanto svelano anche ai meno rassegnati il rumore di fondo dell’esistenza, ovvero la fine dell’universalismo. “Ecco la caratteristica di tutte le icone postmoderne – scrive il teorico del neotribalismo – il senso non è più lontano, ma risiede nel significato da annettere a tutte le cose da niente che costituiscono il tutto dell’esistenza”. Nell’era della circumnavigazione elettronica, non c’è bisogno di stelle polari che orientino la navigazione ma di anfratti onirici che sleghino la “libido generalizzata” ed aiutino a sfruttare al massimo, insieme agli altri, quello che c’è da vedere e da vivere qui ed ora.

E’ così che, priva di un individuo razionale da contrattualizzare e di una natura da asservire, la politica perde la sua ragion d’essere e si fa seduzione mediatica, costretta a fare i conti con la crisi dell’idea stessa di “messa a distanza”, base del concetto di rappresentanza. Il sonno della ragione genera il totem bipolarista Sarkolène (Nicholas Sarkozy + Segolène Royale, i due sfidanti all’Eliseo nel 2007), “figura ventriloqua che non ha opinioni e non ne fa mistero, un erede dei situazionisti che proclamavano altamente: le nostre idee sono in tutte le teste”. Uno mostro inutile, chiamato a gestire l’esistente in attesa che la rivoluzione tribale si compia e Dioniso sconfigga Apollo una volta per tutte.

Maffesoli registra le trasformazioni in atto con estrema precisione, rinunciando a qualsiasi opzione di critica in nome di una visione scientifica che vieta l’imposizione moralistica di gerarchie di senso e autorizza la sola “descrizione di questa umanità splendida eppure precaria”. Una visione probabilmente condizionata dalla reazione all’ipocrisia che spesso circonda in Francia la mistica laica della République illuminista, impegnata nell’emancipare (cioè razionalizzare e anestetizzare) l’individuo anche contro la sua volontà, per renderlo in grado di contrattare i suoi diritti di cittadinanza. Un riferimento mancante per il lettore italiano, già avvezzo alla seduzione, alla fuga dall’imperativo morale, ad un presentismo fatalista, alla commistione fatale tra autonomia e sentimento, tribù e settarismo. E che in questa mitologia non ha trovato la liberazione ma un potere, forse, ancora più subdolo e resistente.

(Iconologies: nos idol@tries postmodernes)
Sellerio Editore – Palermo 2009

di Sabino Di Chio
Assegnista di ricerca Dipartimento di Scienze Politiche
Università degli Studi di Bari Aldo Moro

Sabino Di Chio

Ricercatore di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi Dipartimento di Scienze Politiche - Università degli Studi di Bari "Aldo Moro"

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