31 Gen 2015

L’estetica del tormento: il contagio europeo dai pre-romantici agli emo


di

Iconocrazia 07/2015 - "Potenza dell'immaginario", Saggi




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Ciclicamente ricorrono elementi vicini al barocco, al decadentismo, al naturalismo che ricostituiscono, come una sorta di reunion, scene antiche e dimenticate. I morti tornano a vivere fra i risvolti degli abiti, nelle citazioni, negli orifizi e in ogni allusione che li richiama prepotentemente a una nuova vita

 

Claudia Attimonelli, Underground Zone. Dandy, Punk, Beautiful People, 2011

 

Con periodicità regolare la dialettica storica si trova ad affrontare la crisi dei valori a cui fa seguito una fase decadente. L’estetica del tormento, nata in seno ai pre-romantici, ha attraversato nel tempo l’immaginario europeo fino a toccare la recentissima scena emo.Il post-romanticismo e il post-punk ne sono l’esempio. La fine posta dall’Illuminismo alle grandi meta-narrazioni causò un’insicurezza nella generazione dei romantici, un ripiegamento su forme del sentire irrazionali e ribelli non dissimili dalla crisi del No Future (Reynolds 2010) denunciata dalla sottocultura punk. Ciò che segue a entrambe è la proliferazione dell’estetica del tormento che trova nella formula artistica il suo sfogo e nel suicidio la forma estrema di estetizzazione.

Il passaggio dal XX° secolo al nuovo millennio ha infatti decretato una nuova fase decadente (Reynolds 2011), ma al contrario di quanto accaduto in passato, la risposta dell’arte non è stata di rottura, bensì di continuità. Il mainstream, invece di guardare al presente, è andato a frugare tra gli elementi segnici più resistenti dell’estetica del tormento, ed ha intercettato nel grande serbatoio della memoria mediatica le “impronte” di un’epoca, quelle “tracce” auratiche (Benjamin 2011) che col tempo anziché sbiadire si sono rafforzate.

Una volta catturato il passato è diventato un oggetto consumabile, collezionabile, replicabile all’infinito da guardare con malinconia e tenerezza.

La generazione di Werther usava il suicidio come forma di emulazione del proprio eroe (Rella 1997), così come la controcultura freak negli anni Sessanta ha iniettato nell’immaginario collettivo la fusione tra arte e vita attraverso la morte delle tre J. La freakery cioè lo stile di vita dissoluto fatto di droghe, alcool e disubbidienza associato alle star musicali della fine degli anni Sessanta (Guarnaccia 2009), rispecchia un atteggiamento inaugurato dai frénétique romantici e successivamente dai poeti maudit già nell’Ottocento in primis da Baudelaire (Kristeva 2012), che aveva come estrema conseguenza della ribellione la morte tragica.

Gli artisti post-romantici reagirono alla dissoluzione delle certezze del passato ripiegandosi progressivamente nell’oscurità introspettiva inaugurando l’originaria estetica gotica pregna di tombe, sentimenti funerei, sfumature nero-luttuose, tutte caratteristiche tipiche del romanzo del terrore. Figure del male con tocchi di dandismo, come il Satana di Milton, il Monaco di Lewis o il Vampiro di Polidori (Praz 1966) sono l’esempio di una estetica del sublime che trova la bellezza in tutto ciò che è orrido, corrotto e contenente in sé un difetto, un’anomalia. La stessa sublime beltà dei personaggi letterari ottocenteschi si nasconde anche nel sinistro ghigno a bocca storta di Elvis, sapientemente riutilizzato da Sid Vicious o lo sguardo inquietante e le movenze sconnesse di Ian Curtis.

Figura 1. Elvis Presley, 1957, RockandRollPhotoGallery

Figura 1. Elvis Presley, 1957, RockandRollPhotoGallery

Figura 2. Sid Vicious.

Figura 2. Sid Vicious.

Figura 3. Concerto al The Factory I, 2 aprile 1980, Manchester

Figura 3. Concerto al The Factory I, 2 aprile 1980, Manchester

Verso la metà degli anni Settanta si assiste a un ritorno di aspetti gotici, vampiri, fantasmi e mostri ricompaiono nelle estremizzazioni parodistiche del glam rock, fino alla comparsa seminale sulla cover di Closer (1980), ultimo album dei Joy Division postumo alla morte del cantante, di un monumento tombale a voler sancire involontariamente la nascita della sottocultura dark (Curtis 1996), ulteriore esempio di pop e morte.

Figura 4. Peter Saville, Closer, 1980.

Figura 4. Peter Saville, Closer, 1980.

Molta parte di questo incontro lo si deve al potere attrattivo di star mediatiche morte giovani, come ad esempio il famoso club 27 di cui fanno parte le tre J (Janis Joplin, Jimi Hendrix, Jim Morrison), morti tragiche legate a stili di vita tormentati e anticonformisti che hanno suggellato il matrimonio tra artisti maudit, musica e morte. Nel momento in cui il mainstream ha captato il potere seduttivo di tali figure decadenti ne ha preso i tratti essenziali ri-producendone simulacri (Baudrillard 2009) e stereotipi per le generazioni successive.

Il loro retroscena estetico cool mantiene un filo di congiunzione con l’estetica dell’artificio e il dandismo (Kempf 1980) inaugurati da Charles Baudelaire sul finire dell’Ottocento.

Il rosso e il nero rappresentano la vita, vita soprannaturale e smisurata; il bordo nero fa lo sguardo più profondo e singolare, dona all’occhio un’apparenza più risoluta di finestra aperta all’infinito; il rosso che infiamma i pomelli, accresce ancora di più la luminosità della pupilla e insinua in un bel volto femminile la misteriosa passione della sacerdotessa (Baudelaire 1917, p.99).

Serpeggiando sulle copertine degli album dei Velvet Underground o di Patty Smith,

Figura 5. Mick Rock, Lou Reed, 1972.

Figura 5. Mick Rock, Lou Reed, 1972.

Figura 6. Robert Mapplethorpe, Horses, Patti Smith, 1974.

Figura 6. Robert Mapplethorpe, Horses, Patti Smith, 1974.

passando attraverso l’esagerazione nel trucco del glam, l’uso del nero e del lurex nell’abbigliamento bondage e fetish,

Figura 7. Toshi Matsuo, New York Dolls, 1973.

Figura 7. Toshi Matsuo, New York Dolls, 1973.

Figura 8. †, Siouxsie Sioux al the Screen On The Green, 29 agosto 1976.

Figura 8. †, Siouxsie Sioux al the Screen On The Green, 29 agosto 1976.

l’insulto di matrice futurista e la provocazione mediante la simbologia militare dei totalitarismi,

Figura 9. Steve Emberton,  Sid Vicious e Nancy Spungen, 1978.

Figura 9. Steve Emberton, Sid Vicious e Nancy Spungen, 1978.

le sembianze degli artisti decadenti rivivono nel Novecento e vengono ben presto strappati all’underground e gettate in pasto al mainstream.

L’ultima sottocultura della morte in ordine di tempo a flirtare col pop è quella degli Emo, legata sia al glam che al dark, caratterizzata da pratiche di autolesionismo estetizzato mediante la circolazione in rete di video con istruzioni su come eseguire un suicidio.

L’esibizione del tormento avviene attraverso profili Facebook, pagine My Space, Instagram o blog (Susca 2010). Si tratta di scene (Attimonelli 2011) che non hanno un luogo ben preciso, ma che si autoalimentano attraverso la comunità virtuale. L’industria culturale ha annusato nella disperazione degli emo l’odore di un mercato della morte da soddisfare. Non è un caso che si assista al ritorno mediatico degli undead. Storie di vampiri e zombie originarie dei romanzi del terrore ottocenteschi e mode che ricordano l’estetica gothic, sono state manipolate per far breccia nel cuore degli emo (e non solo) grazie alla capacità di ritrarre vicende di ragazzi emarginati ed esclusi per la propria diversità (Serafin 2010).

 

Si può concludere sostenendo che i drammi shakespeariani o la musica di Wagner, il Frankenstein di Mary Shelley o le canzoni dei Good Charlotte, le epopee dei vampiri di True Blood (Attimonelli 2011) e un’infinita filmografia impossibile ad elencarsi, così come la moda gotica e quella dei marchi del lusso, attingono allo stesso male secolare che nasce dalle viscere del romantico e si diffonde sulle copertine degli album e i versi delle liriche di gruppi come  Joy Division, Velvet Underground, Bauhaus, Siouxsie and The Banshees, The Cure, The Smiths e altri ancora.

 

Bibliografia

Attimonelli, C., Giannone, A., a cura, 2011, Underground Zone. Dandy, punk, beautiful people, Bari, CaratteriMobili.

Attimonelli, C., D’Ottavio, A., a cura, 2012, To be continued. I destini del corpo nei serial televisivi, Bari, CaratteriMobili.

Baudelaire, C., 1917, L’art Romantique, Parigi, Louis Conard, Libraire- Éditeur.

Baudrillard, J., 2009, Lo scambio simbolico e la morte, Milano, Feltrinelli.

Benjamin, W., 2011, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Torino, Einaudi.

Curtis, D., 1996, Così vicino, così lontano. La storia di Ian Curtis e dei Joy Division, Firenze, Giunti.

Guarnaccia, M., 2009, Ribelli con stile. Un secolo di mode radicali, Milano, Shake.

Kempf, R., 1980, Dandies (Baudelaire e amici), Milano, Bompiani.

Kristeva, J., 2012, Storie d’amore, Roma, Donzelli.

Praz, M., 1966, La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica, Firenze, Sansoni.

Rella, F., 1997, L’estetica del Romanticismo, Roma, Donzelli.

Reynolds, S., 2010, Post-Punk 1978-1984, Milano, Isbn Edizioni.

Reynolds, S., 2011, Retromania. Musica, cultura pop e la nostra ossessione per il passato, Milano, Isbn Edizioni.

Serafin, G., 2010, Emo. Origini, significati e caratteristiche della “sottocultura delle emozioni”, “Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza”, IV (3). pp. 79-93, http://www.vittimologia.it/rivista/articolo_serafin_2010-03.pdf.

Susca, V., 2010, Gioia Tragica. Le forme elementari della vita elettronica, Milano, Lupetti.

 

Serie televisive

True Blood, HBO, USA, 2008- in corso.

 

Discografia

 Joy Division, Closer, Factory Records, 1980.

 

Iconografia

 

Figura 1. Anonimo, Elvis Presley, 1957, www.rockandrollphotogallery.com.

 

Figura 2. Anonimo, Sid Vicious, http://images2.fanpop.com/images/photos/4000000/Sid-sid-vicious-4056602-395-500.jpg.

 

Figura 3. Anonimo, Ian Curtis, 02 aprile 1980, Manchester, Concerto al The Factory I, http://2.bp.blogspot.com/-h84gHurqS58/UF17jRaqnWI/AAAAAAAAAIA/zzGj2JkOqZA/s1600/Ian_Curtis.jpg.

 

Figura 4. Peter Saville, Closer, 1980, www.concretamentesassuolo.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/01/Joy-Division-Closer-COPERTINA.jpg.

 

Figura 5. Mick Rock, Lou Reed, 1972, http://r-h-p.com/rock/wp-content/gallery/mick_rock/Mick_Rock-Lou_Reed-Transformer_Album_Cover.jpg.

 

Figura 6. Robert Mapplethorpe, Horses, Patti Smith, 1974, http://www.agentofstyle.com/wp-content/uploads/sites/4/2013/04/20090329_robert_mapplethorpe_patti_smith_horses.jpg.

 

Figura 7. Toshi Matsuo, New York Dolls, 1973, http://johnnythunders.rocks/wp-content/uploads/2015/01/dolls-sofa.jpg.

 

Figura 8. Anonimo, Philip Sallon, Steve Severin eSiouxsie Sioux al The Screen On The Green, 29 agosto 1976, www.pinterest.com/pin/236650155391424712.

 

Figura 9. Steve Emberton, Sid Vicious e Nancy Spungen, 1978, http://media-cache-ec0.pinimg.com/236x/39/5c/d7/395cd7f125519d9de7f165a662d693d0.jpg.

Daniela Pomarico

Università degli Studi di Bari "Aldo Moro"

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