1 luglio 2014

La Fiera del Levante e la sua influenza in Albania




Iconocrazia 05/2014 - "Cartoline Inter-adriatiche", Saggi




Print Friendly

La Fiera del Levante rappresenta il più grande punto di incontro commerciale del Mediterraneo centro-orientale. Con la sua istituzione, venivano soddisfatte le aspirazioni di un popolo legato da tradizioni secolari alle regioni del Levante. Una «fiera campionaria adriatica, meridionale e orientale»: era questa la denominazione che avrebbe dovuto assumere, il nuovo organismo che si voleva creare a Bari all’inizio degli anni Venti per favorire gli scambi commerciali fra i produttori locali che per la prima volta avevano la possibilità di affacciarsi ad una ribalta internazionale. Quindi, oltre al suo valore economico la FdL ha sempre avuto anche un innegabile valore politco, che va cercato lontano nel tempo, nelle intenzioni dei suoi promotori, secondo cui essa avrebbe dovuto dare il suo contributo al ‘grandioso risveglio del Mediterraneo’. Così in un articolo pubblicato sul quotidiano di Bari il 31 dicembre 1900, Antonio de Tullio – il primo presidente della Fiera del Levante-scriveva:

“Di fronte a noi è l’Oriente, il campo aperto alle attività di tutto il mondo, dove v’è posto per tutti. Il nome dell’Oriente vibra nell’anima antica della Puglia che nei tempi dell’altrui barbarie ne connobbe le vie e l’amicizia. Dai nostri vecchi porti partivano marinai nostri e le piccole navi cariche di prodotti per quelle estreme parti del mondo”.

Tafa (1)

Sembra proprio che Bari, in quegli stessi anni si confermi come una città con il cuore che batte a Levante. E diffatti la Fiera del Levante è la maggiore concretizzazione di questa idea-forza già presente negli esordi della Camera del Commercio Italo-Orientale del capoluogo pugliese[1]. Sorta il 6 settembre 1930, in un periodo in cui i traffici internazionali erano ostacolati da politiche autarchiche, la Fiera del Levante diede un impulso nuovo agli scambi tra paesi diversi. Il suo simbolo, la fiammante caravella rossa in campo bianco, venne «varata» per salpare «verso lontani mercati» e nel 1939 rischiò di naufragare. I padiglioni del quartiere fieristico che per un decennio avevano esposto merci e beni provenienti da tutte le latitudini erano diventati un immenso deposito di bombe e di carri militari, usati per le operazioni belliche nei Balcani. Ma la tenacia e l’intraprendenza mercantile barese, nel 1947 – all’indomani della parentesi bellica- la risospinsero tra i flutti, carica di nuove speranze per il futuro economico del Paese[2].

Tafa (2)

La FdL è più di una “fiera”, in quanto la sua missione non si esaurisce nella rappresentazione annuale della campionaria, ma estende il suo raggio d’azione in maniera strutturata anche oltre i giorni della manifestazione autunnale. In seguito due tabelle dove sono riportati i dati statistici degli scambi italo-albanesi dal 1926 al 1938.

Tafa (3)

Tafa (4)

 

Le aziende, forti dell’ancoraggio nel territorio locale, le vere sfide le devono sostenere e vincere sui vasti mercati internazionali dall’Africa al Medio Oriente, dall’Europa dell’Est a quelli Statunitensi ed Asiatici. Dunque, vista la vastità del tema da un lato e l’economia di tale lavoro dall’altro, ritengo giusto tracciare i confini e l’oggetto di questo articolo, che ha come obiettivo mettere in luce l’impatto che la Fiera del Levante ha avuto sui paesi Balcanici e l’Albania in particolare.

Essendo per sua natura collocata in un ‘area di frontiera’, dove avvengono scambi e interrelazioni commerciali, culturali e di civiltà fra Europa e Mediterraneo, la FdL costituisce una piattaforma logistica ideale per gli interscambi della Macroregione Adriatico Ionica. Braudel[3], uno dei massimi studiosi dell’Adriatico, in uno dei suoi libri sostiene che:

“L’Adriatico riassume tutto il Mediterraneo. Ha delle componenti che creano quest’intimità, dovuta alla maggior ristrettezza degli spazi, ad una maggiore vicinanza. Ma quello di intimità è un concetto che esprime anche un’idea di chiusura. “Una chiusura che ha tratti negativi, ma anche positivi. E’ quando si è chiusi, “si è dentro”, e si può sentire intimamente un’appartenenza”.

La koinè dell’Adriatico, con le tante civiltà che sono fiorite sulle sue rive fin dai tempi antichi, è una delle aree cruciali d’Europa. L’Albania ha da sempre una posizione particolare giacchè luogo d’incontro di culture, lingue e forme sociali diverse, con l’elemento romano, quello albanese, quello slavo e quello greco, con il cattolicesimo e la religione ortodossa, con il cristianesimo e l’islam, con la cultura urbana e il retroterra di campagne arretrate, con la difesa crescente del vecchio mondo e delle antiche tradizioni e la crescente occidentalizzazione[4].

I primi rapporti tra la sponda orientale e quella occidentale dell’Adriatico risalgono all’antichità romana. Per i Romani, da Durazzo e da Apollonia, in Albania, partivano i due rami della via Egnazia, che congiungendosi verso Elbasan, il lago di Ocrida e Salonicco, giungevano direttamente a Bisanzio. Questa grande strada che passava nel cuore dell’antica Albania, rappresentava la penetrazione romana fin nel cuore della penisola balcanica. Su queste tracce si muove anche il progetto del Corridoio VIII che si sviluppa lungo la direttrice ovest-est nell’area dell’Europa sud-orientale ponendo in collegamento i flussi di trasporto del Mar Adriatico e del Mar Ionio con quelli che interessano il Mar Nero[5]. Il Corridoio tracciato collega in particolare i porti italiani di Bari e di Brindisi con L’Albania, la Macedonia e con la Bulgaria. Dal porto di Durazzo(Albania) l’asse paneuropeo si dirige verso Skopje, passando attraverso Tirana (Albania), per poi proseguire verso Sofia (Bulgaria) e raggiungere quindi, i porti di Burgas e Varna sul Mar Nero. Esso costituisce uno strumento di integrazione economica tra queste aree geografiche favorendo lo sviluppo delle attività economico-commerciali e produttive dei paesi interessati. In tutto questo progetto l’Italia ha assunto un ruolo guida, trattandosi di un’area geopolitica nevralgica per gli interessi nazionali, in gran parte economicamente depressa ed al cui sviluppo sono interessate importanti imprese pubbliche italiane e, più in generale, l’economia del Mezzogiorno. Bari, come sede del Segretariato tecnico, ha avuto un mandato preciso dal Governo italiano, per raccogliere, esaminare ed individuare studi di fattibilità e progetti infrastrutturali proposti dai Paesi del Tracciato nonché di agevolare i contatti con la Commissione Europea, le istituzioni finanziarie internazionali e l’imprenditoria privata per il reperimento delle necessarie risorse finanziarie. In questa scia va collocato anche l’approvazione del progetto AMICO (Albania, Italia, Macedonia: collaborazioni operative) tramite il quale il ministero dello Sviluppo economico ha individuato una serie di attività di scambi con i Paesi balcanici interessati all’asse di trasporti. Fiera del Levante Servizi anche in questo caso ha fatto da ‘cabina di regia’ delle piccole e medie imprese interessate ad investire e a conscere lo stato dell’arte delle opere in cantiere o in via di approvazione.

Un’altra iniziativa importantissima riguarda “l’internazionalizzazione delle fiere” e in questo quadro va collocata anche l’apertura dell’edizione albanese della Fiera del Levante a Tirana. Essa rappresentava una sfida difficile e una scelta di coraggio considerando la totale anarchia in cui il paese riversava nel 1997. Con il passare degli anni essa ha cambiato il suo tradizionale format in rassegne specializzate, come Eco Biz Expo – un salone ideato per promuovere opportunità di collaborazione e scambi commerciali tra Paesi del Mediterraneo, nel campo dell’ecologia, declinato nei comparti dell’edilizia sostenibile, delle energie rinnovabili, del ciclo di gestione dei rifiuti.

Tafa (1)

 

Per la Regione Puglia, “Ecobiz Expo” rappresenta anche una buona occasione internazionale per rafforzare e qualificare l’immagine del “Sistema Puglia” in relazione alla sua capacità di esprimere punte di eccellenza sia nei settori tradizionali del made in italy, sia nei settori più innovativi e per presentare e promuovere l’esperienza dei distretti produttivi regionali. “EcoBiz Expo Tech” e “Pushime”, invece sono le rassegne specializzate dedicate rispettivamente alla Green Economy e al comparto del turismo sostenibile. Con il patrocinio del Ministero del Turismo Albanese e dell’Agenzia Albanese per il Turismo, Pushime! – EcoBiz Expo Turismo Sostenibile 2011, ha rappresentato la prima fiera internazionale del turismo, specializzata per un incontro professionale tra domanda ed offerta nei Balcani occidentali.

Tafa (5)

La partecipazione alla Fiera del Levante in Albania dà la possibilità di guardare anche verso il Montenegro, la Croazia, il Kossovo, la Grecia, la Bulgaria e tutte quelle regioni in via di sviluppo interessate al Corridoio 8, fino agli stati del Mar Nero che fanno parte del “Black Sea Economic Business Council”: organismo internazionale con sede permanente in Instanbul e delegazioni in vari Stati europei e africani. Un bacino stimato in oltre 350 milioni di consumatori: è questa la esaltante prospettiva di affari per i potenziali espositori della Fiera del Levante in Albania[6]. Si inseriscono nel contesto della Fiera del Levante in Albania la firma del protocollo di intesa tra Governo Albanese e Regione Puglia, per l’attivazione del programma comunitario «INTERREG II»[7] e l’apertura di un consolato generale di Albania a Bari. Queste attività sono importanti sia per il rafforzamento delle società civili, delle pubbliche amministrazioni che per il rafforzamento dei legami tra i due paesi. Inoltre, sono strumenti utili di una strategia di sviluppo locale e allo stesso tempo di politica economica estera. La fiera dunque, funge da driver strategico su cui basare l’evoluzione fisiologica delle imprese e del territorio, perciò, va riconosciuta la sua importanza come un essenziale fattore di immagine, come il principale strumento di sviluppo, di penetrazione commerciale e di marketing delle piccole e medie imprese. Un’ulteriore valore aggiunto delle fiere è quello di supportare lo sviluppo territoriale e gli scambi culturali delle città che ospitano i quartieri espositivi, creando sinergie con gli indotti economici locali e favorendo in questo modo lo sviluppo di infrastrutture permanenti e multifunzionali. In quest’ottica un ruolo importante hanno anche e soprattutto le istituzioni che dovrebbero incentivare il dialogo ravvicinato tra nazioni transfrontaliere tramite eventi che rintraccino comunanze e discontinuità che contraddistinguono i popoli che condividono il Mare Nostrumo del Mediterraneo adriatico. E’ su queste basi che poggiava il Programma europeo IPA Adriatic CBC 2007/2013 guidato dalla Regione Puglia con la partecipazione di Regione Veneto, Albania, Croazia, Montenegro. La cultura dunque, come uno dei segmenti più importanti per rafforzare la cooperazione tra i territori[8], si riafferma come principio cardine anche nella Cooperazione Territoriale Europea (2014-2020). Da qui, l’importanza del ‘fare sistema’ non solo tra fiere, ma anche con le altre istituzioni culturali tra i paesi confinanti.

 

 

[1]              Esposito G., Leuzzi V.A., Nika N., (a cura di), Tra Puglia e Albania. Relazioni politiche, sociali e culturali  tra 1907-1948, Edizioni dal Sud, Modugno, Bari, 2008.

[2]              Ente Autonomo Fiera del Levante: La Fiera del Levante, Bari e la Puglia. Una tradizione che porta al futuro, Corcelli Editore, Bari, 1996.

[3]              Braudel F. Civiltà e imperi del Mediterraneo nelletà di Filippo, Mondadori, Milano, 2011.

[4]               Boriani M., Macchiarella G., (a cura di) Albania e Adriatico meridionale:  Nuovi studi per la conservazione del patrimonio culturale (2006-2008), Alinea Editrice, FIrenze, 2009, pag. 100.

[5]              Lavermicocca N., La via Egnazia, itinerario di identità europea: alle origini del corridoio VIII, Edizioni di Pagina, Bari, 2008.

[6]              www.ccio.it (Camera di commercio italo-orientale)

[7]              Regolamento (CE) n. 1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999, recante disposizioni generali sui Fondi strutturali. Gli obiettivi di INTERREG sono: lo sviluppo della cooperazione transfrontaliera, l’aiuto alle regioni situate lungo le frontiere interne ed esterne dell’UE per superare i problemi legati al loro isolamento.

[8]              http://www.europuglia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=6884%3Aartvision-comincia-a-tirana-il-viaggio-nella-koine-adriatica-di-coexistence&catid=1%3Ahome&Itemid=172

Category: Iconocrazia 05/2014 - "Cartoline Inter-adriatiche", Saggi | RSS 2.0 Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

No Comments

Comments are closed.