18 dicembre 2017

La democrazia montenegrina in transizione


di

Iconocrazia 12/2017 - "Democrazie in transizione", Saggi




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Introduzione

La secessione del Montenegro dalla Federazione con la Serbia fu accettata in modo più o meno naturale, sebbene i membri del governo Serbo, ivi compreso lo stesso Koštunica, abbiano definito la separazione come una sconfitta, perché dal loro punto di vista i montenegrini sono serbi e l’affermazione di una nuova identità nazionale specifica sarebbe dunque una creazione illegittima.

Ma l’indipendenza montenegrina è anche un caso eccezionale: “nel referendum del marzo 2006, le minoranza nazionali (bosgnacchi musulmani, croati, albanesi) hanno votato massicciamente a favore dell’indipendenza”[1] , mostrando come la maggioranza dei cittadini abbia accettato la nuova cittadinanza montenegrina a prescindere dalla propria origine etnica.

È stata infatti la prima volta che un solo progetto politico è stato in grado di riunire sia le minoranze che la comunità di maggioranza; questo risultato si è certamente tradotto in alcuni fattori, nella volontà delle minoranze di staccarsi dalla Serbia e nel sistema clientelare del presidente Đukanović, ma anche in un contesto in cui i rapporti tra differenti comunità sono diventati migliori di quelli con i paesi vicini.

 

Il Montenegro e la Nato

I processi di adesione all’Unione europea e alla NATO sono le principali priorità della politica estera del Montenegro.

La bandiera del Montenegro è stata issata il mercoledì 7 giugno 2017 presso la sede della NATO in una cerimonia speciale per sottolineare l’adesione del paese alla NATO. Il Montenegro è diventato il ventinovesimo membro dell’Alleanza il Martedì, 5 giugno 2017, quando ha depositato il suo strumento di adesione al Trattato Nord Atlantico con il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti a Washington DC.

In piedi accanto a Filip Vujanovic, il presidente del Montenegro, il Segretario Generale Jens Stoltenberg ha dichiarato, “Apprezziamo il Montenegro, e riconosciamo il contributo unico che questo paese fa per l’Alleanza.”[2] Stoltenberg ha anche commentato l’impegno del Montenegro verso l’integrazione euro-atlantica e si è congratulato con il governo e il popolo montenegrino per i loro successi negli undici anni nei quali il paese ha guadagnato l’indipendenza. I ministri degli esteri hanno firmato il protocollo di adesione del Montenegro nel maggio 2016, dopo che tutti i 28 parlamenti nazionali hanno votato per ratificare la sua adesione. L’adesione del Montenegro rappresenta il primo allargamento della NATO dal 1 ° aprile 2009, anno in cui l’Albania e la Croazia hanno aderito all’alleanza atlantica.

L’ingresso nella NATO può portare al Montenegro molti vantaggi economici a lungo termine, fra i quali il miglioramento del rating di credito, la stabilità degli investimenti, la crescita del PIL e in generale lo sviluppo dell’economia nazionale. Gli Stati membri che hanno recentemente aderito alla NATO hanno registrato una crescita degli investimenti grazie alla una situazione politica più stabile. La Repubblica Ceca e la Polonia, che dal 1999 sono membri della NATO, ora hanno visto quasi raddoppiare l’ammontare degli investimenti diretti esteri. La Slovacchia, a soli quattro anni dall’entrata, è in una fase di crescita economica nell’ordine del 5%, che la colloca tra le economie più dinamiche dell’Europa centrale. Anche l’Ungheria, dopo essere diventata membro, ha registrato una crescita elevata. Tutti i paesi membri della NATO fanno parte del gruppo dei Paesi più prosperi degli ultimi 60 anni.[3]

Non è difficile prevedere questi vantaggi anche per il Montenegro, se fosse un membro NATO. Inoltre, l’adesione alla NATO permetterebbe al Montenegro di riformare il suo sistema di sicurezza, mentre se rimanesse al di fuori del sistema di difesa collettiva, dovrebbe stanziare molte più risorse per la difesa nazionale. E’ anche importante ricordare che i nuovi Stati membri possono utilizzare i fondi per le infrastrutture (NSIP — The NATO Security Investment Programme) come anche ottenere la possibilità di convertire le ex strutture militari.[4]

I cittadini del Montenegro hanno accolto il momento dell’entrata nella alleanza in modi molto diversi, coloro che erano pro-NATO hanno festeggiato, mentre gli oppositori sono rimasti indifferenti. E` importante sottolineare però come entrambi i gruppi abbiano mostrato un alto livello di maturità democratica, privo di eccessive emozioni.

E` ancora presto parlare di benefici connessi all’adesione all’alleanza. A distanza di soli 3 mesi si può sicuramente concludere come “le cose stiano già andando meglio”, visto il raggiungimento del principale scopo geopolitico montenegrino, l’integrazione euro-atlantica.

 

Il Montenegro e l’UE: la tremante voce della opposizione

A Maggio 2010, il Montenegro e l’Unione europea hanno firmato l’accordo di stabilizzazione e di adesione, mentre nel dicembre 2010 il Consiglio europeo ha concesso al Montenegro lo status di candidato. I negoziati di adesione sono stati aperti nel giugno 2012, ma dei 35 capitoli dell’acquis, la raccolta di requisiti necessari per ottenere l’accesso all’UE, finora ne sono stati raggiunti 25.

L’iter di adesione influenza in modo significativo sia il processo di transizione economico–commerciale, sia la sfera della democrazia e dei diritti umani. L’armonizzazione del contesto legislativo, insieme all’implementazione delle leggi in tutte le aree coperte dai capitoli dell’acquis, non solo contribuisce in modo sinergico al raggiungimento degli obiettivi del Montenegro (adesione all’Unione europea e alla NATO), ma crea anche un fondamento stabile per lo sviluppo delle relazioni democratiche, senza le quali è impossibile compiere significativi passi avanti.

Nonostante le tensioni politiche e il frequente uso di un vocabolario abbastanza acceso nel dibattito tra il DPS (Demokratska partija socijalista – Partito Democratico dei Socialisti) e i suoi partner di coalizione da un lato, e un estremamente eterogeneo blocco di opposizione dall’altro, il paese ha mantenuto un alto livello di tolleranza etnica e confessionale. Nemmeno le molte manifestazioni di protesta organizzate dalla coalizione di opposizione chiamata Narodni Front – Il Fronte Popolare sono degenerate in un conflitto politico su larga scala,  anche se in un più di un’occasione  hanno probabilmente superato il livello della cosiddetta protesta pacifica.

La conseguenza dell’ondata di proteste organizzate nel mese di ottobre 2015 è stata la formazione di un governo di fiducia elettorale, capeggiato dal Primo ministro di allora (Milo Djukanovic), che includeva i rappresentanti dei partiti di opposizione. Tra i ministeri guidati dall’opposizione vi erano il Ministero delle finanze, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministero dell’Agricoltura e dello Sviluppo Rurale. Secondo il parere dell’opposizione, questi ministeri costituivano il fulcro dell’egemonia del DPS in tutte le elezioni precedenti. Questo governo è stato confermato in carica il 19 Maggio 2016 e nel giro di pochi mesi di esistenza, fino alle elezioni parlamentari, ha definito, in collaborazione con il Parlamento, il quadro giuridico e tecnico per lo svolgimento delle elezioni.

La campagna elettorale sia da parte dell’opposizione che del partito di governo è stata molto aggressiva. Anche questa volta l’opposizione è riuscita a raggiungere un ottimo risultato complessivo che ha contribuito alla cessazione della coalizione tra il DPS e SDP (Socijaldemokratska Partija – Il Partito Socialdemocratico). Sorprendentemente buono anche il risultato ottenuto dal partito di nome Democrate (Democradici ), guidato dal giovane leader Aleksa Becic.

La decisione del procuratore generale Milivoje Katnic di far arrestare, lo stesso giorno delle elezioni, un significativo numero di cittadini della Repubblica di Serbia, con l’accusa di aver pianificato attacchi terroristici e un colpo di stato in collaborazione con alcuni leader del blocco di opposizione, ha però portato a un boicottaggio del Parlamento da parte della stessa opposizione, che negli ultimi mesi, tuttavia, ha indotto i media montenegrini ed esteri a riportare una certa indecisione riguardo la strategia da intraprendere. Il Partito Social Democratico (SDP), è stato il primo ad interrompere il boicottaggio, decidendo di votare a favore della ratifica dell’accordo di entrata nella NATO. Poco dopo, il boicottaggio venne interrotto altre due volte da parte di Fronte Democratico (DF), per revocare l`immunità ai suoi deputati (prima volta a Medojevic – con l’accusa di riciclaggio di denaro, e la seconda a Knezevic e Mandic – con l’accusa di essere coinvolti nella pianificazione del colpo di Stato sopra menzionato). Tuttavia, la rottura permanente del boicottaggio non si è verificata nonostante l’insistenza di Federica Mogherini, che ha visitato il Montenegro a Marzo 2017. Avendo rifiutato un incontro e un dibattito con l`opposizione fuori dal Parlamento, Mogherini ha presentato il suo punto di vista e l`atteggiamento generale dell`UE circa la politica di quei partiti. Parlando al Parlamento Montenegrino, infatti, ha dichiarato:

I am truly honored to address this Parliament, the home of all the people of Montenegro. Although many seats are empty today – and I wish the opposition had accepted my invitation to have an exchange of views here because I know the support to the EU integration in Montenegro goes well beyond party lines. I really hope that my message can be heard by all the people and the parties of Montenegro, not only those who are here with us. It is a pretty straightforward message: that the European Union cares about the Western Balkans and Montenegro, that our door is open, that we imagine and want a common future for all the people of this continent, joined inside our Union. And I know that the people of Montenegro also imagine and want a common future inside the European Union. Beyond party lines.[5]

 

La visita del secolo – Pence a Podgorica

Nei primi giorni di agosto 2017 il vicepresidente americano Michael Pence ha visitato il Montenegro. L’arrivo dell’Alto rappresentante statunitense e il convegno sulla Carta adriatica[6] tenutosi a Podgorica il 2 agosto 2017, rappresentano un chiaro indicatore del sostegno internazionale alle scelte di politica estera del paese e della legittimità delle ultime elezioni parlamentari montenegrine.

Nel suo discorso Pence si è congratulato con il Primo ministro Markovic, dichiarando:

Eight years ago, Albania and Croatia acceded to NATO, joining Slovenia, which is represented here today.  And less than two months ago, NATO proudly welcomed the newest member of our historic alliance — Montenegro. I actually had the privilege to personally congratulate Prime Minister Markovic at the White House on that very historic day.  Mr. Prime Minister, on behalf of President Trump, and here with other NATO allies, allow me to thank you for your leadership and allow me to congratulate you and the people of Montenegro once again for successfully acceding to NATO.[7]

A tutti i leader riuniti al convegno, il vice presidente ha comunicato che:

Under President Donald Trump, the United States will continue to stand with you as you pursue your European future together. Whether your future is in NATO, the European Union, or both, the United States supports you — because either path will strengthen Europe.  And as President Trump said during his historic trip to Poland, in his words:  “A strong Europe is a blessing to the West and to the world.” And by bringing the Adriatic ever closer to the Atlantic, we can ensure a brighter future not only for the Western Balkans, but for the West itself.[8]

Nel suo speech, Pence ha anche assicurato ai leader del A5 che gli Stati Uniti sotto il Presidente Trump, continueranno a sostenere i Balcani occidentali mentre prendono importanti passi verso il buon governo, la riforma democratica e lo Stato di diritto. Infine, a proposito del tentativo di colpo di stato, il vicepresidente ha dichiarato:

Russia’s intentions were laid bare over the past year when Moscow-backed agents sought to disrupt Montenegro’s elections, attack your parliament and even attempt to assassinate your Prime Minister to dissuade the Montenegrin people from entering our NATO Alliance.

President Trump has called clearly on Russia to “cease its destabilizing activities.”  And I can assure you:  The United States of America rejects any attempt to use force, threats, or intimidation in this region or beyond.  The Western Balkans have the right to decide your own future, and that is your right alone.[9]

Inutile dire che questo Convegno è stato considerato come la più importante riunione internazionale svoltasi negli ultimi anni in Montenegro.

 

La situazione politica interna

Ultimamente da parte dell’opposizione politica (non utilizzo volutamente il termine opposizione parlamentare, perché essa non partecipa ai lavori del Parlamento) si avvertono segnali silenziosi che il boicottaggio non sta raggiungendo i risultati pianificati e che forse potrebbe essere sospeso. E` interessante notare che questa idea proviene dal principale partito sostenitore e fautore di questa lotta politica, il Fronte Democratico. Il resto dell’opposizione ha reagito negativamente a questa iniziativa timidamente annunciata, considerando, al contrario, che il boicottaggio finora abbia avuto un impatto positivo verso i futuri elettori.

L’opposizione montenegrina, in termini realistici, ha solo un punto di coesione nell’azione politica, vale a dire l’esclusione del DPS e del suo leader Milo Djukanovic dalla leadership politica in Montenegro. Gli atteggiamenti e le riflessioni dei partiti dell’opposizione sono spesso diametralmente diversi in termini amministrativi e riguardo alle strategie di governo del Montenegro come uno Stato indipendente, così come nelle relazioni con la sua affiliazione politica estera, nell’alleanza con la NATO, nelle questioni di identità nazionale, nelle questioni relative alla lingua nazionale e alla Chiesa. Tutto questo solleva molti dubbi sull’eventuale durata di una governo guidato dall’attuale opposizione.

Dal momento che le ultime elezioni (ottobre 2017) sono state proclamate legittime da parte di varie missioni di osservazione e tramite dichiarazioni pubbliche dei più alti rappresentanti della UE e degli USA, per quanto si sa, non dovrebbero essere tenute elezioni presidenziali prima dell’autunno 2021.

 

Conclusioni

Anche se il Governo ha in mano sia la politica interna che quella estera, non si può tuttavia affermare che la vita politico – parlamentare montenegrina sia al momento conforme agli standard europei. L’attuale situazione politica influenza negativamente lo sviluppo della democrazia e rallenta significativamente il processo di integrazione, in particolare nel contesto del capitolo 23 e 24 dell’accordo di candidatura, che sono – non senza ragione – considerati i più importanti capitoli nel processo di adesione.

I disaccordi sui temi cruciali, menzionati sopra, hanno reso impossibile la creazione di un piano/progetto stabile  di uno o di almeno un paio di partiti del blocco di opposizione, che potrebbe essere in grado di unire tutti  i partiti anti-DPS intorno ad una comune piattaforma e di suscitare un reale cambiamento nella scena politica. Finché l’opposizione montenegrina è divisa e governata da interessi interni, è difficile prevedere che anche dopo una sua eventuale vittoria nelle prossime elezioni parlamentari, si possa istituire un governo stabile. L’unico modo realistico, in queste condizioni politiche, per ottenere un crollo del potere assoluto del DPS è la costituzione di una coalizione post-elettorale, guidata da un rappresentante del partito di opposizione più suffragato: un governo che non escluderebbe i rappresentanti del DPS, che avrebbero però un numero di deputati minore, indipendentemente dal risultato elettorale raggiunto. Uno scenario simile rappresenterebbe un passo significativo verso una reale democrazia e una stabilizzazione sociale e politica, e contribuirebbe in modo significativo al processo di integrazione del Montenegro in Unione Europea.

 

Bibliografia

Cehulic Vukadinovic L, Intengracija u evropske i evroatlanske strukture, Crnogorska akademija nauka i umjetnosti, 2010,

Djurovic G. Evropska Unija i Crna Gora Podgorica, gennaio 2016

Derens, Jean- Arnault, E Gesling, Laurent Comprendre les Balkans. Histoire, sociétés, perspectives, Parigi 2009

Miscevic T., Pridruzivanje Evropskoj Uniji, trad. it.: L’addessione all’Unione Europea, Sluzbeni glasnik, Beograd 2009.

Raicevic M – Contributi per una storia politica del Montenegro, Roma 2014

Raspopovic R., Istorija diplomatije Crne Gore, trad. it.: La storia della diplomazia montenegrina, Univerzitet Crne Gore, Podgorica 2009.

 

Sitografia:

https://europeanwesternbalkans.com/2017/06/07/stoltenberg-montenegros-accession-is-good-for-stability-of-western-balkans/

https://eeas.europa.eu/headquarters/headquarters-homepage/21734/high-representativevice-president-federica-mogherini-parliament-montenegro_de

https://www.whitehouse.gov/the-press-office/2017/08/02/remarks-vice-president-adriatic-charter-summit

 

Altri materiali documentali:

Panello organizzato a maggio da Unione Pan-europea montenegrina

La stampa quotidiana: Vijesti, Pobjeda, Dan

 

Note

[1] DÉRENS, JEAN-ARNAULT, E GESLIN, LAURENT, Comprendre les Balkans. Histoire, sociétés, perspectives, Parigi, Non lieu editions 2009, p.169

[2] https://europeanwesternbalkans.com/2017/06/07/stoltenberg-montenegros-accession-is-good-for-stability-of-western-balkans/

[3] L. CHEHULIC VUKADINOVIC, Intengracija u evropske i evroatlanske strukture, Crnogorska akademija nauka i umjetnosti, 2010, p. 6-7.

[4] M. RAICEVIC, Contributi per una storia politica del Montenegro, Aracne, Roma 2013 p. 64

[5] https://eeas.europa.eu/headquarters/headquarters-homepage/21734/high-representativevice-president-federica-mogherini-parliament-montenegro_de

[6] La Carta Adriatica – Adriatic charter – A5,  è un’associazione formata dall’Albania, dalla Croazia, dalla Repubblica di Macedonia e dagli Stati Uniti d’America per aiutare i loro tentativi di adesione alla NATO. La Carta è stata firmata il 2 maggio 2003 a Tirana sotto l’egida degli Stati Uniti.

[7] https://www.whitehouse.gov/the-press-office/2017/08/02/remarks-vice-president-adriatic-charter-summit

[8] Ivi

[9] Ivi

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