1 dicembre 2015

Editoriale: Ritorno al Conflitto




Iconocrazia 08/2015 - "Ritorno al conflitto" (vol. 1)




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Il mercato libero, la concertazione, l’Unione Europea, la rete, il bene comune, la grande coalizione, le larghe intese, il partito della nazione. Lo scenario politico post-democratico è affollato di immagini ecumeniche, rassicuranti, concilianti. Il centro della scena è occupato dal perseguimento dell’interesse generale, meta raggiungibile attraverso la realizzazione di misure motivate dalla razionalità tecnica e blindate dall’emergenza. L’integrazione è un dovere, il dissenso critico una malattia gravata dal sospetto del sabotaggio che il sistema deve guarire con l’assimilazione o l’annichilazione.

Nelle società occidentali del benessere che assistono attonite alla contrazione di redditi e diritti, il conflitto fa paura. Ritornare nel mare aperto della storia, guardare nell’indeterminatezza del politico, lì dove i simboli si denudano e la decisione svela la natura convenzionale delle determinazioni culturali, contemplare il rischio e la morte nella lotta per l’egemonia sono attività che ci si augurava di consegnare al passato, svalutate dalla frammentazione dei contesti di vita e dalla trasformazione dell’antagonismo in concorrenza, una mobilitazione perpetua per la conquista dell’esistente senza mai provare a cambiarlo.

E’ così che il conflitto da politico e sociale si è paralizzato in scontro tribale tra appartenenze sanguigne, etniche, claniche che non possono contemplare conciliazione né persuasione. L’altra faccia della neutralizzazione è l’incancrenirsi delle identità in monoliti che danno riparo alla fragilità del soggetto ma trasformano la sfera pubblica in uno scenario dilaniato, al limite dell’incomunicabilità.

Superata l’infatuazione per la fine della storia, però, il dibattito pubblico vede i conflitti tornare ad occupare la scena dopo aver covato nelle mille periferie del globo, afflitte dall’aumento delle disuguaglianze e da una crisi spiegata troppo spesso col fatalismo. Nuovi soggetti in lotta contro le aporie dei contesti economici, sociali, tecnologici della contemporaneità hanno preso parola:  movimenti a difesa del territorio, indignati, hacktivisti, promotori della democrazia diretta.

I due numeri di Iconocrazia intitolati “Ritorno al conflitto” hanno l’ambizione di analizzare questa riemersione, osservandone le radici teoriche, le immagini veicolate, le modalità operative.  Qui sono raccolti gli esiti di un fecondo incontro tra studiosi di Sociologia, Storia e Filosofia Politica avvenuto a Bari lo scorso ottobre 2015 nell’ambito di un convegno omonimo ospitato dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Aldo Moro e organizzato con il supporto dell’Adisu Puglia. In quelle giornate di lavoro, si è partiti dalla ricchezza della proposta teorica filosofico-politica (riannodando il filo che da Schmitt porta a Rancière, passando per Chantal Mouffe, nei contributi di Giovanni Campailla e Sabino Paparella) e storica (il rapporto tra guerra e politica delineato da Fabrizio Fiume), per poi passare in rassegna alcuni possibili contesti : l’Università (Onofrio Romano), il mondo del lavoro (Alfredo Ferrara), la Rete (Sabino Di Chio), la costruzione fotografica dell’immagine del nemico (Giuseppe Cascione).

Successivamente ci si è interrogati sugli attori del conflitto contemporaneo e sulle esperienze concrete che stanno coagulando soggettività inedite, guardando con decisione verso il laboratorio sudamericano, raccontato da Marta Vignola, Mariarosaria Lubes e Virginia Ghelarducci, senza dimenticare la trincea dell’austerità che attraversa l’Europa e accende i riflettori sulla Grecia di Syriza (Enrico Consoli), sulla Spagna di Podemos e sull’Italia del Movimento 5 Stelle (Natascia Mattucci) e la quotidianità dei conflitti di rivendicazione degli spazi che costellano le nostre periferie (Emilio Gardini).

Questo intreccio di ricerche, metodi e sguardi restituisce al dibattito, non solo accademico, una prospettiva dimenticata troppo in fretta, trovando una preziosa convergenza nell’affermazione della necessità della politica come luogo di espressione dell’umano, e del conflitto come anima della politica.

 

immagine convegno

Sabino Di Chio

Ricercatore di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi Dipartimento di Scienze Politiche - Università degli Studi di Bari "Aldo Moro"

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